Proteggiamo
le api e il pianeta

Che tu ci creda o no, hai un’ape da ringraziare per uno ogni tre morsi di cibo che mangi.

Le api

le api

Le api mellifere sono responsabili di circa l’80% di tutte le impollinazioni sul pianeta.

Una singola colonia di api può impollinare 300 milioni di fiori ogni giorno. I cereali sono principalmente impollinati dal vento, ma gli alberi da frutto e gli ortaggi vengono impollinati dalle api. Il settanta percento delle più diffuse colture alimentari, che rappresentano circa il novanta per cento dell’alimentazione di tutto il pianeta, sono impollinate dalle api.

“Negli ultimi quattro anni, il settore chimico ha speso 11,2 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per dire che non è colpa loro, quindi ora sappiamo di chi è la colpa”.

(Jon Cooksey, scrittore, regista, “Come bollire una rana”)

cosa uccide le api?

Lo spopolamento di api non è un mistero

Lo spopolamento di api in tutto il mondo, al contrario di ciò che sostiene l’industria chimica, non è un mistero. La natura sistemica del problema lo rende complesso, ma certamente non impenetrabile.
Gli scienziati sanno che le api stanno morendo a causa di una varietà di fattori: pesticidi, siccità, distruzione dell’habitat, deficit alimentare, inquinamento atmosferico, riscaldamento globale e altro. Molte di queste cause sono interconnesse.

La linea di fondo però è che sappiamo che gli esseri umani sono in gran parte responsabili delle due cause più importanti: i pesticidi e la perdita di habitat naturale.
Le api operaie (femmine) vivono circa sei settimane in estate e svariati mesi in inverno. Le colonie producono continuamente nuove api operaie durante la primavera e l’estate, dopodiché la riproduzione rallenta durante l’inverno. Tipicamente, un alveare o una colonia diminuisce del 5-10 per cento durante l’inverno e sostituisce quelle api perdute in primavera. Durante una cattiva annata, una colonia di api potrebbe arrivare a perdere il 15-20 per cento delle sue api.

Negli Stati Uniti, le perdite invernali hanno comunemente raggiunto il 30-50 per cento, in alcuni casi di più. Nel 2006, David Hackenberg, un apicoltore con 42 anni di esperienza sul campo, ha riportato una mortalità del 90 per cento tra i suoi 3.000 alveari. Le U.S. National Agricultural Statistics mostrano un declino di api mellifere da circa 6 milioni di alveari nel 1947 a 2,4 milioni di alveari nel 2008, con una riduzione del 60 per cento.

Il numero di colonie di api operaie per ettaro fornisce una metrica critica sulla salute delle colture. Negli Stati Uniti, tra le colture che richiedono l’impollinazione delle api, il numero di colonie di api per ettaro è diminuito del 90 per cento dal 1962. Le api non riescono a tenere il passo con i tassi di die-off invernali e la perdita di habitat.

I pesticidi e le api

Sono state trovate più di 150 diverse tipologie di residui chimici nel polline delle api, un “cocktail di pesticidi” letale secondo l’apicoltore dell’Università della California Eric Mussen. Le aziende chimiche Bayer, Syngenta, BASF, Dow, DuPont e Monsanto si fermano davanti alla complessità sistemica e scrollano le spalle, come se il mistero fosse troppo complesso da comprendere, non proponendo alcun cambiamento in materia di politiche sui pesticidi. Dopotutto, vendere veleno agli agricoltori del mondo pare sia un business piuttosto redditizio.

Inoltre, l’habitat delle api selvatiche si restringe ogni anno, poiché l’agroalimentare industriale converte le praterie e le foreste in fattorie monocolturali, che vengono poi contaminate da pesticidi. Per invertire il declino delle api, dobbiamo sistemare il nostro sistema agricolo disfunzionale e distruttivo.

Soluzioni per la salvaguardia delle api

  • Vietare i sette pesticidi più pericolosi
  • Proteggere la salute degli impollinatori preservandone gli habitat selvatici
  • Ripristinare un’ agricoltura di tipo ecologico

L’agricoltura ecologica è la nuova tendenza politica generale che stabilizzerà la produzione alimentare umana, conserverà gli habitat naturali e proteggerà le api. Il Bhutan ha mostrato al mondo che adottare una politica di agricoltura biologica al 100% è possibile. Il Messico ha vietato il mais geneticamente modificato per proteggere le sue varietà di mais locali. Otto paesi europei hanno vietato colture geneticamente modificate e l’Ungheria ha bruciato più di 1.000 acri di mais contaminati da varietà geneticamente modificate. In India, la scienziata Vandana Shiva e una rete di piccoli agricoltori hanno costituito una resistenza all’agricoltura industriale nel corso degli ultimi due decenni, promuovendo invece l’agricoltura biologica.

L’agricoltura ecologica e biologica non è una novità. Anzi, rappresenta l’agricoltura esistita nel corso di gran parte della storia umana. L’agricoltura ecologica resiste ai danni causati dagli insetti evitando grandi monocolture e conservando la diversità dell’ecosistema. Inoltre, ripristina i nutrienti del suolo con sistemi di compostaggio naturale, evita la perdita di suolo a causa dell’erosione dell’acqua e del vento e sceglie di non adottare pesticidi e fertilizzanti chimici.

Ripristinando le popolazioni di api e mantenendole più sane, l’agricoltura ecologica migliora l’impollinazione, che a sua volta migliora la resa delle colture. L’agricoltura ecologica sfrutta i servizi dell’ecosistema naturale, la filtrazione dell’acqua, l’impollinazione, la produzione di ossigeno e il controllo delle malattie e dei parassiti.

Gli agricoltori biologici sostengono una migliore ricerca e più fondi da parte dell’industria, del governo, degli agricoltori e del pubblico per sviluppare tecniche di agricoltura biologica, migliorare la produzione alimentare e mantenere la salute ecologica. La rivoluzione dell’agricoltura promuoverebbe un regime alimentare equo in tutto il mondo e sosterrebbe le colture principalmente destinate al consumo umano, evitando le colture foraggere e i biocarburanti.

Cosa sta facendo l’Europa
per salvare le api?

In Europa, Asia e Sud America, il die-off annuale di api è in ritardo rispetto a quello registrato negli Stati Uniti, ma la tendenza è chiara e la risposta è stata più appropriata. In Europa, Rabobank ha dichiarato che i die-off annuali europei hanno raggiunto il 30-35 per cento e che il conteggio delle colonie per ettaro è sceso del 25 per cento.

La European Food Safety Authority (EFSA) ha rilevato che tre pesticidi ampiamente utilizzati, e cioè la clothianidina a base di nicotina, l’imidacloprid e il tiametoxam – rappresentano un “rischio elevato” per le api. I pesticidi nicotinoidi, utilizzati nei suoli, sul fogliame e iniettati nei semi, rimangono nel nucleo del cocktail pesticida tossico che si trova negli alveari delle api.

Un relazione scientifica di Greenpeace identifica sette pesticidi principali per le api: i tre nicotinoidi, il clorpirifos, la cipermetrina, la deltametrina e il fipronil. I tre neonicotinoidi agiscono sul sistema nervoso degli insetti. Si accumulano nelle singole api e all’interno di intere colonie, compreso il miele che le api cedono come nutrimento alle larve. Le api che non muoiono subito subiscono effetti sistemici sub-letali, difetti di sviluppo, debolezza e perdita di orientamento. Il die-off lascia le api in un numero inferiore e più deboli, e quindi costrette a lavorare di più per produrre miele in habitat selvatici impoveriti. Queste condizioni realizzano la formula definitiva per il collasso di una colonia di api.

Bayer produce e commercializza l’imidacloprid e la clothianidina; Syngenta produce il tiametoxam. Nel 2009, il mercato mondiale di queste tre tossine ha raggiunto più di 2 miliardi di dollari. Syngenta, Bayer, Dow, Monsanto e DuPont controllano quasi il 100% del mercato mondiale di pesticidi, piante e semi geneticamente modificati.

Nel 2012, un tribunale tedesco ha accusato penalmente Syngenta di falsa testimonianza per aver occultato il rapporto che mostrava che il suo mais geneticamente modificato aveva ucciso il bestiame. Negli Stati Uniti, l’azienda ha pagato 105 milioni di dollari per risolvere una causa collettiva per aver contaminato l’acqua potabile di oltre 50 milioni di cittadini con l’Atrazine, il suo erbicida “gender-bending”. Ora, questi produttori di inquinamento stanno conducendo campagne multimilionarie per negare la responsabilità per il collasso delle colonie di api.

Nel mese di maggio, la Commissione europea ha risposto, imponendo un divieto di due anni sui tre pesticidi nicotinoidi, e in seguito ha aggiunto il non-neonicotinoide fibronil. Nel corso di questi due anni, gli scienziati potranno valutare il tasso di recupero delle api e considerare un ulteriore divieto a lungo termine di questi e altri pesticidi.

Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a supportare le aziende che producono e commercializzano questi pesticidi letali. La U.S. Environmental Protection Agency (EPA) continua a consentire l’uso di pesticidi neonicotinoidi, nonostante un rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti che avverte sui pericoli derivanti dal collasso delle colonie di api. Sempre nel 2014, il presidente Obama ha firmato l’ormai noto “Monsanto Protection Act” – steso dai lobbisti di Monsanto – che dà alle aziende biotecnologiche l’immunità nei tribunali federali degli Stati Uniti dai danni alle persone e all’ambiente causati dai loro composti commerciali.

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